Caro Babbo Natale,
arrivo decisamente in ritardo per chiederti qualche bel dono da mettere sotto l’albero. Mi è andata male quest’anno.
Allora facciamo così, approfitto di questa letterina per rivolgermi direttamente ai Costruttori. Con alcune richieste semplici da poter essere esaudite già dai prossimi saloni autunnali, e qualche altra più elaborata da realizzare nello spazio di qualche stagione.

Cara Ducati,
tutto nasce da una moto che mi è rimasta nel cuore, la 900SS faro quadro, per intenderci quella prodotta dal 1991 al 1997. Una moto che ancora oggi, soprattutto nella esclusiva versione Superlight, esprime un fascino unico.
Così, sotto l’albero, o meglio nelle vetrine delle concessionarie Ducati, mi piacerebbe rivederne una bellissima reinterpretazione.
La SS del XXI secolo la immagino più esclusiva ed ancora più bella della sua progenitrice, ma ugualmente dura e pura nell’animo, proprio come una vera sportiva bolognese deve essere.
Per il motore penso ad una evoluzione dell’ultimo 1100DS raffreddato ad aria. Quindi una cilindrata cresciuta sino alla soglia dei 1200cc ed utilizzo di materiali nobili (titanio!) per alcune sue componenti. 120 cavalli, 12kgm di coppia, carattere e sound del vero pompone, con buona pace di tutti quelli che giudicano il due valvole un motore arrivato al capolinea.
Ciclistica di primordine, forcellone in alluminio bibraccio opportunamente rinforzato, telaio ovviamente a traliccio e design minimal incentrato sul bellissimo faro a sviiluppo rettangolare. Scarico Termignoni carbonio omologato.
Una moto evidentemente creata per un mercato di nicchia, dal prezzo commisurato alla qualità oggettiva del mezzo ed alla sua esclusività. In questa mia Idea, Ducati diventerebbe anche un costruttore di special. E la cosa mi affascinerebbe non poco. Immaginando un vero e proprio atelier a Borgo Panigale dove forgiare gioielli in serie limitata.

Ducati letterina

Cara Kawasaki,
la mia richiesta è semplice e diretta. Commercializzate nuovamente in Italia la bellissima ZRX 1200 R, ovviamente nella storica colorazione Lawson replica. Una moto strepitosa, dalla personalità esagerata e con un gran motore. Considerando poi che il segmento delle classic bike sta ricevendo ampi e trasversali consensi, cosa state aspettando?

Kawa letterina

Cara Moto Guzzi,
sotto l’albero di natale mi piacerebbe vedere due fantastiche moto.
Iniziamo dalla più tranquilla. Una bella V7 vitaminizzata. Un nuovo motore da 1000cc, telaio e ciclistica opportunamente ritarati, look classico dell’attuale V7. Mi immagino una moto con 75/80 cavalli ed una bella coppia sin dai bassi regimi. Cerchi a raggi tubeless, ABS e controllo di trazione. Gamma simile all’attuale V7, con una entry-level Stone con raggi in lega, la mediana di cui sopra e quindi una più ricca Sport con sospensioni Ohlins e possibilità di sella monoposto.

Moto Guzzi letterina
La seconda moto che mi piacerebbe vedere sotto l’albero è la splendida MGS-01, e qui alludo ad una sua versione stradale. Una moto che ha fatto sognare tantissimi appassionati (anche non guzzisti) e che a distanza di anni dalla sua presentazione ancora entusiasma. A Natale anche io mi sento più buono. Così, in via del tutto eccezionale, sarei disposto a tollerare qualche piccola variazione rispetto al progetto originale, apportata in ottica contenimento costi. Per esempio l’introduzione della trasmissione a cardano monobraccio che attualmente equipaggia alcune moto del marchio in sostituzione dell’esclusivo forcellone che montato sul prototipo. Il motore, per cortesia, fatelo esagerato. Tanta coppia e personalità da vendere. Cilindrata monstre di 1400cc. Cupolino, serbatoio e codone come mamma l’ha fatti. Grazie!

Cara MV Agusta,
ti chiedo un po’ di pazienza perché ho davvero tante richieste da farti.
Le novità delle ultime stagioni mi hanno davvero emozionato e convinto. Un contesto così ricco di idee e di moto spettacolari mi piace immaginarlo come lo spazio naturale per la realizzazione di alcuni dei miei sogni. Uno di questi prende spunto dalla storia del Marchio, ricca di successi e di bellissime moto da competizione.
Perché, mi chiedo, non provare a tradurre un patrimonio così ricco nella realizzazione di una inedita gamma Classic? La produzione di un range di moto differenti per impostazione ed utilizzo, ma accomunate tutte dalla reinterpretazione delle linee delle indimenticate moto da gran premio degli anni ’60, potrebbe rappresentare una ulteriore chance di successo commerciale e di immagine per MV. Dalla carenata in puro stile GP, rigorosamente monoposto, alla Cafè Racer, proseguendo – perché no – con una scrambler ed una più comoda turistica. Moto emozionali, divertenti nella guida, immediate, semplici, e bellissime da ammirare una volta scesi di sella. A muoverle penso ad un inedito tre cilindri frontemarcia raffreddato ad aria, pronto ad essere declinato in diverse cilindrate e potenze. La livrea rosso/argento rappresenterebbe poi il sigillo di garanzia anche per l’appassionato più esigente.

MV Letterina
Immagino anche una nuova moto off-road basata sull’evoluzione dell’attuale Tre Pistoni. Una moto totale, un vero mezzo da globetrotter. Ruota anteriore da 21”, motore maggiorato a 900cc, potenza non esasperata ma comunque importante (125cv, per esempio), tanta coppia sin dai bassi regimi. Ovviamente kit di motovalige dedicate, protezioni paramotore, e qualsiasi altra diavoleria oggi in uso su una moto del genere. Rigorosamente monobraccio al posteriore. La moto che, nella mia idea, diventerebbe l’ambasciatrice di MV nel segmento On-off road, oggi sempre più strategico.
Quindi, sfruttando due dei tre pistoni del nuovo 900cc, la fantasia corre veloce immaginando una famiglia di leggere bicilindriche di 600cc con potenza nell’ordine degli 80/85 cv. Nessuna moto da strada su questa base, ma tre ruote alte. Una specialistica con ruota anteriore da 21”, la sorella più piccola e sbarazzina della 900cc, poi una tuttofare con ruota da 19” ed una urban motard con ruota da 17”. Anche per queste tre seicento non prevedo sconti sulla dotazione ciclistica, dovendo rimanere nell’animo, nella classe e nelle prestazioni delle vere MV.
Ormai lanciatissimo non riesco più a fermarmi, e così vi racconto anche cosa ho in mente per Cagiva.
Quando alla fine del 1990 appresi dalle pagine di Moto Sprint dell’ingaggio del quattro volte iridato Eddie Lawson da parte della Casa dell’Elefntino, esultai da solo in camera come un babbeo.
Finalmente era lecito immaginare una moto italiana lottare alla pari con le giapponesi. La storia ci racconta come lo sforzo comune di Cagiva, del Team Agostini e del mitico Eddie seppero concretizzarsi in un biennio in crescendo e ricco di soddisfazioni che raggiunse il suo exploit con la prima vittoria di Cagiva nella classe 500 al GP di Ungheria del 1992.
Sappiamo bene come il cuore di tanti appassionati batta ancora per i due tempi da competizione. E come i prototipi della classe 500 siano da questi percepiti come gli ultimi baluardi del “vero” motociclismo. Quello per intenderci senza l’elettronica tanto benedetta dai piloti contemporanei, quanto disprezzata dai motociclisti più radicali.
Tra due anni ricorrerà il 25esimo anniversario di quella indimenticabile prima vittoria di Cagiva
nella classe 500 con Lawson. Penso a questa come una occasione speciale per valutare la produzione in serie limitata (magari, chissà, proprio in 25 unità…) di una replica fedele proprio di quella mitica C592.
Una moto non omologabile, destinata unicamente all’utilizzo in pista. Un oggetto di culto per (ricchi) appassionati. Mi piace immaginare la consegna delle moto durante un evento dedicato all’Autodromo del Mugello alla presenza dello stesso Lawson in doppia veste di testimonial e di tutor, pronto ad iniziare i 25 fortunati proprietari alla guida di una 500GP.

Cagiva Letterina
Per gli appassionati che non dovessero riuscire ad aggiudicarsi una perla tanto ambita sin da subito, Cagiva potrebbe valutare l’opportunità di replicare l’operazione appena un paio di anni più tardi, questa volta festeggiano il 25esimo della sua creatura più performante di sempre (e forse la più bella di tutte le 500 GP 2T), la C594 che portò nel 1994 il pilota John Kocinski sette volte sul podio, ed alla vittoria del Gran Premio d’Australia. Vi piace l’idea?

Written by vivalamoto

2 Comments

flavio

Ciao, molto bella la “letterina” scritta.
Da estimatore e amante delle moto in genere comprese quelle d’epoca e ducatista nell’ animo, concordo quando dici che la faro quadro è stata o meglio è una gran moto avendone io una del 92 che utilizzo con la massima cura avendo lei già “qualche anno”.
Il motore 2 valvole a mio avviso è un gran motore soprattutto nelle cilindrate da 900 cc in su ed è un motore che qualora non si guardano solamente i puri numeri, da molte soddisfazioni in special modo in montagna per la progressione con cui ti porta fuori dalle curve.
Purtroppo oggi si guarda molto al rapporto prezzo/prestazioni e se la ducati ha deciso al momento di non utilizzare il due valvole nella massima espressione penso che sia dovuto al motivo soprascritto e forse per un problema di omologazione in funzione delle normative sempre più ristrette.
Qualora dovesse metterla in produzione la vorrei come l’hai descritta.
Concludo dicendo che a distanza di tempo peccato non sia stata capita la linea sport classic dove oggi per averne una sono richieste delle cifre a mio avviso astronomiche soprattutto nelle versioni Paul Smart.

Ciao

vivalamoto

Ciao Flavio,
Grazie per il tuo commento. Sulla gamma Classic la penso proprio come te.
Fortunato chi ne ha una, usate sono abbastanza inavvicinabili.
Ti saluto cordialmente,
Duccio

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